Sostenibilità: diventa anche tu protagonista
“Pensare globalmente, agire localmente”
[Agenda 21]
I problemi legati alla sostenibilità hanno certamente carattere globale e riguardano l’intero pianeta.
Ma se da un lato la roadmap verso una civiltà più sostenibile è chiaramente indirizzata in particolare da scelte globali effettuate in particolare dai grandi paesi che hanno impatto più rilevante sull’ambiente e sul clima, dall’altro è richiesto a cascata un lavoro molto articolato a tutti i livelli e in particolare sul piano locale.
Le scelte globali devono entrare nelle politiche locali.
Ma affinché tutto questo si avveri è necessaria una condizione estremamente importante: cioè che da parte di tutti noi, tutti i cittadini del mondo, ci sia non soltanto la volontà ma anche l’impegno ad andare in questa direzione.

Pa per quale motivo?!? Cosa vuoi che possa fare io?!?
Osservazione lecita. Ma pensiamoci bene.
Prima di tutto e inevitabilmente le politiche in particolare a livello locale saranno definite in relazione al sentiment e alla volontà dei popoli, della gente comune.
Saremo noi, detentori del diritto di voto, a decidere da che parte vorremo andare, ovunque, in qualunque paese e a qualunque livello.
Ma non solo: perché una buona fetta di questa possibile rivoluzione che potrebbe finalmente avverarsi nei prossimi anni, dipenderà da noi. Da tutti noi.
Dipenderà dal nostro stile di vita.
Dipenderà dalle scelte che facciamo nel momento in cui dobbiamo fare acquisti.
Dipenderà da dove decideremo di gettare un rifiuto quando lo avremo per le mani.
Influencer della sostenibilità
Saremo noi inevitabilmente i più grandi influencer dei prossimi anni.
Perché saremo noi ad influenzare il mercato con le nostre scelte.
Saremo noi ad indirizzare la politica.
Saremo noi ad influenzare lo sviluppo di materiali alternativi nel momento in cui è chiaro che quelli inquinanti non li vogliamo più, nel momento in cui è chiaro che cerchiamo scelte di economia circolare autentiche.
Allora non dimentichiamo una cosa molto importante: il nostro ruolo personale rispetto agli obiettivi della sostenibilità.
Non dimentichiamo di fare una scelta chiara consapevole e decisa verso la sostenibilità.
E facciamola ogni giorno.
Ogni giorno che apriamo un rubinetto per consumare una risorsa.
Ogni giorno che andiamo al supermercato a fare acquisti, scegliendo prodotti.
Ogni giorno in cui viviamo il nostro ambiente naturale, che abbiamo il dovere di preservare.
Solo così potremo guardare all’orizzonte a testa alta, consapevoli che anche noi siamo parte del futuro che vogliamo realizzare.
Consapevoli di essere protagonisti di un’epoca come quella che stiamo vivendo, che davvero ha il potenziale per rappresentare una rivoluzione epocale verso modelli di vita, di economia e di sviluppo più maturi è più intelligenti.
Il nuovo anno che si affaccia all’orizzonte e che è sempre più vicino, sarà un anno chiave nell’impostare con decisione la traiettoria, nel solco di autentici obiettivi di sostenibilità: a tutti noi (e al nostro pianeta!) i migliori auguri di…
Buon Anno!
Ogni anno sono 6 trilioni le sigarette che vengono fumate in tutto il mondo e di queste sono 4,5 i trilioni di mozziconi che finiscono nell’ambiente – solo in Italia 14 miliardi – confermando così come i mozziconi siano il rifiuto più presente e diffuso anche sulle nostre spiagge.
Marevivo, “Piccoli gesti grandi crimini – Campagna nazionale di sensibilizzazione contro l’abbandono dei mozziconi di sigaretta nell’ambiente – Report 2020”
4,5 trilioni di mozziconi nell’ambiente per anno: ma perché?!?
Un trilione è un numero con 18 zeri: sono tante
Non solo: secondo un rapporto di Ocean Conservancy, nel 2015, in un solo giorno, sono stati raccolti 5 milioni di mozziconi sulle spiagge di oltre 100 paesi.
Per l’UNEP (Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente) rappresentano ben il 40% dei rifiuti complessivi nel Mediterraneo davanti a bottiglie, sacchetti di plastica e lattine di alluminio. [Marevivo, Report 2020].
Molte delle informazioni disponibili in questo articolo sono state ricavate dal report citato e scaricabile al link sotto riportato, realizzato da Marevivo con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e del Comune di Sorrento.
La gravità del problema è legata a tre aspetti in particolare:
- l’ancora elevato numero di fumatori e di sigarette fumate nell’unità di tempo;
- i tempi elevati di biodegradazione;
- i danni arrecati all’ambiente dai mozziconi di sigaretta;
- il comportamento: ben il 65% dei fumatori abbandona i mozziconi nell’ambiente.
Abbandono dei mozziconi nell’ambiente

A terra.
Fuori dal finestrino dell’auto.
In spiaggia.
Nei tombini.
Nelle aree verdi.
Nei water.
Sugli argini dei fiumi.
Nei canali.
Tra i binari delle ferrovie.
Insomma: più o meno dove capita.
Se da un lato può essere comprensibile la difficoltà per un fumatore di abbandonare l’abitudine al fumo, tutt’altra cosa si potrebbe dire dell’abbandono dei mozziconi nell’ambiente.
Non è impossibile, né così difficile fare diversamente e soprattutto oggi, tutti dovremmo sentirlo un dovere.
Un mozzicone di sigaretta rappresenta soprattutto un rischio, in particolare oggi e nella stagione calda, alla luce della più rilevante facilità con cui si sviluppano incendi, anche in relazione al riscaldamento climatico. Ma è anche un problema per l’ambiente naturale, per diversi motivi.
Tempi di degradazione
I tempi di degradazione di un mozzicone di sigaretta variano, a seconda delle fonti, tra gli 1 e i 12 anni circa.
L’elemento che offre la maggiore resistenza alla biodegradazione è il filtro, costituito di acetato di cellulosa.
Sostanze pericolose rilasciate nell’ambiente
I mozziconi contengono oltre 4.000 sostanze chimiche, molte delle quali sono tossiche e cancerogene, compresi arsenico, formaldeide, ammoniaca, acido cianidrico e nicotina.
Non solo: residui dei filtri vengono ritrovati nello stomaco di uccelli, tartarughe e pesci. E non è chiaro quali danni possano arrecare all’uomo in caso di ingestione. Alcuni studi (microtox test) hanno messo in evidenza la tossicità acuta di estratti acquosi delle cicche di sigaretta. Le cicche, se non raccolte, restano in loco per diverso tempo e possono essere ingerite da vari animali. Secondo uno studio pubblicato da ENEA e la Società Italiana di Tabaccologia, i mozziconi di sigaretta sono responsabili ogni anno della morte di almeno un milione di pesci e uccelli marini e di circa centomila mammiferi.
Un singolo mozzicone può contaminare fino a 1000 L di acqua e che il filtro, non essendo biodegradabile, si scompone e sminuzza rimanendo nel mare per sempre con il suo carico di sostanze altamente tossiche.
Come evidenziato da questo articolo dell’Università La Sapienza di Roma (Unità di Tabaccologia), nelle cicche è possibile trovare numerosi inquinanti chimici tra i quali: nicotina, benzene, composti organici volatili, polonio-210 e acetato di cellulosa, una materia plastica di cui è costituito il filtro.
Il carico nocivo immesso con le cicche nell’ambiente è quindi stimato in diverse centinaia di tonnellate. Per la precisione, uno studio pubblicato da ENEA stima i seguenti quantitativi annui prodotti:
- Nicotina: 324 t
- Polonio 210: 1872 milioni di Bq [unità di misura dell’attività di un radionuclide – una sostanza radioattiva – come il Polonio]
- COV (composti organici volatili): 1800 t
- Gas tossici: 21,6 t
- Catrame e condensato: 1440 t
- Acetato di cellulosa: 12240 t
Senza entrare ulteriormente nel merito, ci sono abbastanza informazioni per comprendere come, se da un lato il mozzicone è solo una goccia, così tante gocce inevitabilmente formino un oceano.
Ma dove butto i miei mozziconi?!?
Domanda lecita.
Se proprio non vuoi prendere in considerazione l’ipotesi di smettere di fumare (che prima che all’ambiente farebbe bene alla tua salute!) puoi dotarti di dispositivi facilmente reperibili in commercio, che te ne consentono la raccolta in sicurezza, dandoti la possibilità di non inquinare l’ambiente naturale.
Di seguito sono riportati alcuni esempi, ma ne puoi trovare molti altri.
Il progetto Re-Cig
Il comportamento responsabile dei fumatori è essenziale. Ma è comunque importante offrire opportunità che indirizzino verso comportamenti virtuosi.
Re-Cig in questo senso è un progetto estremamente importante.
Attraverso un processo brevettato i fondatori sono riusciti a brevettare un sistema per la purificazione e trasformazione dei mozziconi di sigaretta, al fine di ottenere un materiale utile.
Il materiale ottenuto è un polimero plastico che ci consente l’impiego in svariati settori. Re – Cig ha già avviato collaborazioni con aziende di prodotto al fine di realizzare componenti per altre realtà presenti sul territorio.
La raccolta dei mozziconi (la materia prima per il loro processo) avviene attraverso “Smokers Point” (raccoglitori) che possono essere installati in aree pubbliche.
Scopri di più a questo link.
Se vuoi approfondire:
Impatto ambientale delle cicche di sigaretta, Carmine Ciro Lombardi, Giuliana Di Cicco, Vincenzo Zagà: reperibile a questo link.
Capsule per caffè e impatto ambientale
Prepararsi un espresso è ormai qualcosa di estremamente veloce.
Grazie all’invenzione delle capsule per caffè, è possibile in pochi minuti prepararsi un ottimo caffè.
Le capsule offrono infatti due vantaggi importanti: rapidità e qualità. Rapidamente si ottiene Infatti un caffè di qualità molto simile se non uguale a quello del bar. Ci sono bar infatti che addirittura utilizzano le capsule per preparare il caffè ai clienti.
E’ un metodo molto più “pulito” per chi gestisce il bar, perché non si trova a dover gestire il classico cassetto pieno di materiale organico con le relative implicazioni in termini di igiene, materiale organico da smaltire, rischio muffe, ecc.
Il rovescio della medaglia: la sostenibilità
Come spesso accade, esiste però un rovescio della medaglia.
Se espresso è il caffè, quello che si produce per l’ambiente non è così espresso da smaltire.
Peccato infatti che in quei pochi minuti di fatto produce un oggetto che oggi ha un significativo impatto ambientale: la capsula “esausta”.

La capsula è infatti un mix di materiali:
- il caffè che è sostanza organica
- il contenitore: plastica oppure alluminio.
Chiaramente come rifiuto, in queste condizioni, deve quindi essere destinato alla raccolta indifferenziata, per cui capiamo bene quali sono le conseguenze in termini ambientali.
Secondo una stima effettuata nell’ambito del progetto PLA4COFFEE consultabile a questo link, ogni anno nel mondo vengono vendute circa 10 miliardi di capsule di caffè (stima 2010 – certamente obsoleta, i cui dati oggi sono ampiamente superati – ma non siamo riusciti a rintracciare dati più recenti), che generano 120.000 tonnellate di rifiuti, di cui circa 70.000 tonnellate prodotte in Europa. In Italia sono state stimate 12.000 tonnellate di capsule (plastica/alluminio e fondi di caffè) che vengono quindi smaltite annualmente nelle discariche e negli inceneritori: non possono infatti essere riciclate presso le strutture comunali perché composte da più materiali.
Capsule per caffè: di che cosa sono costituite?
I materiali standard utilizzati nelle capsule di caffè sono sostanzialmente:
- polietilene (PE),
- alluminio,
- etilene vinil alcol (EVOH)
- polietilentereftalato (PET),
e chiaramente non si tratta di materiali compostabili nè biodegradabili.
E i processi di produzione?
Inoltre, sempre secondo le stime di PLA4COFFEE, la produzione di PET e PE per la produzione di capsule di caffè utilizza 15.000 tonnellate di petrolio non rinnovabile. La produzione a valle di PE, PET e alluminio legata alla produzione di capsule di caffè genera più di 410.000 tonnellate di anidride carbonica emessa.
Quindi? Che fare?
A nostro giudizio non è quindi più possibile proseguire su questa strada è necessario è urgente intervenire soprattutto alla luce della enorme esplosione che questo tipo di prodotti ha avuto negli ultimi anni.
Gli interventi a nostro parere necessari devono andare in due direzioni:
- lo sviluppo di prodotti che siano biodegradabili e compostabili;
- la l’area in in grado separare i diversi materiali e consentire una differenziazione dei rifiuti prodotti.
Capsule biodegradabili e compostabili
Rispetto al primo punto esistono in commercio alcune possibili soluzioni anche se appaiono ancora molto limitate nel loro sviluppo.
Le plastiche necessarie per questo tipo di prodotto infatti devono avere determinati requisiti meccanici termici e di tenuta alla penetrazione ad esempio di ossigeno.
Interessante è lo studio che è stato effettuato nell’ambito del programma PLA4COFFEE ha consentito di sviluppare un nuovo polimero (il PLA, costituito da acido lattico) con proprietà termiche e meccaniche che lo rendono adeguato all’utilizzo per la produzione di capsule da caffè. Come riportato nel sito del progetto, l’impronta di carbonio di 1.000 capsule PLA4COFFEE è pari a 44,35 Kg CO2equivalenti, con un risparmio di 23,89 Kg CO2equivalenti rispetto alle capsule tradizionali.
Esiste Inoltre un’altra tipologia di plastica recentemente sviluppata per la produzione di capsule: Terrablend. Alcune capsule realizzate in questo materiale sono già disponibili sul mercato.
Qui sotto troverai alcuni esempi di capsule biodegradabili o compostabili facilmente reperibili in commercio. Purtroppo però non sono ancora disponibili per tutte le macchine per caffè.
Separazione dei materiali e differenziazione del rifiuto
Riguardo a questo aspetto abbiamo recentemente avuto una buona notizia: è infatti italiana l’azienda che produce le prime macchine in grado di separare i materiali.
Si chiama White Star Srl e sviluppa soluzioni innovative.
Le macchine proposte nel catalogo sono sia di tipo industriale che domestiche o adattabili all’ufficio le trovi a questo link.
Abbiamo contattato l’azienda e purtroppo alla data di pubblicazione del presente articolo, le versioni più semplici, domestiche e per ufficio, sono ancora prototipi e non sono ancora industrializzate.
Crediamo tuttavia che, anche in considerazione della enorme quantità di capsule presenti sul mercato, sia di estrema rilevanza procedere anche in questa direzione, onde evitare che i rifiuti prodotti dal nostro espresso finiscano in discarica o in un inceneritore.


