Sostenibilità e risparmio | Parte 1: acqua
Di acqua abbiamo bisogno.
Non a caso nell’esplorazione dello spazio si cercano tracce di acqua. L’acqua è vita.
Ci serve prima di tutto da bere e poi per lavarci e poi per fare un sacco di altre cose.
Idem di corrente elettrica: qualunque cosa facciamo ormai dalla corrente elettrica dipende. Immaginiamo di rimanere senza corrente: niente luce, niente acqua, niente PC, niente internet, elettrodomestici…
O di calore: non è che possiamo passare l’inverno al freddo e al gelo.
Infine quando andiamo a fare la spesa acquistiamo prodotti imballati, e spesso un secondo dopo l’acquisto iniziano a produrre rifiuti.
Quindi? Come la mettiamo con tutti questi consumi?!?
Come la mettiamo con l’impatto che le nostre azioni hanno sul pianeta?
Ognuno di noi ne è responsabile: ma che cosa possiamo fare?
E non ultimo: come possiamo combinare sostenibilità e risparmio?
Impronta ecologica
Se da un lato effettivamente una quota di impatto ambientale da parte nostra è imprescindibile, quello che possiamo fare è ridurla al minimo possibile, ridurre quella che si potrebbe definire la nostra impronta ecologica.
Che cos’è l’impronta ecologica? E’ il peso che deve sostenere il pianeta in conseguenza delle nostre azioni, delle nostre scelte, della nostra vita.
Qualcuno l’ha definita la “domanda umana di capitale naturale”.
L’impronta ecologica può essere anche misurata, con indici appositamente predisposti che sostanzialmente misurano la quantità di terreno o di mare necessario a rigenerare le risorse consumate (ad esempio per individuo) e assorbire i rifiuti prodotti.
Una cosa interessante è che riducendo la nostra impronta ecologica, riduciamo anche i costi che noi stessi dobbiamo sostenere per poter utilizzare risorse, che in qualche modo provengono dal nostro pianeta.
Perchè ogni cosa che consumiamo ha chiaramente un costo anche se non è sempre chiaramente percepibile.
Quando abbiamo davanti a noi un rubinetto che eroga acqua, non abbiamo anche il contatore degli euro che progressivamente aumenta.
Però in qualche modo è così, ogni secondo che passa per noi sono costi.
E lo sono per il pianeta.
Ridurre quindi la nostra impronta ecologica può essere un’operazione di carattere etico legata alla nostra sensibilità ambientale ma può essere anche molto più semplicemente un’operazione intelligente ed eventualmente molto cinicamente un’operazione di risparmio.
Vorrei allora iniziare ad esaminare velocemente alcune opzioni che ci permettono di ridurre la nostra impronta ecologica e di ricavarne un interessante risparmio anche in termini economici.
Spero di aver modo alcuni articoli successivi di approfondire anche altri aspetti.
Acqua: una risorsa finita (non infinita)
L’estate 2022 è stata abbastanza eloquente in termini di necessità di risparmio idrico.
Abbiamo vissuto tanti anni pensando all’acqua come una risorsa scontata, almeno nei nostri continenti, alle nostre latitudini.
Bene purtroppo non è più così: in particolare nel 2022 l’acqua si è dimostrata molto chiaramente una risorsa finita non infinita.
In termini di risparmio idrico è molto interessante una pubblicazione dell’Enea di cui a questo link, e che evidenzia ad esempio come chiudere l’acqua mentre ci laviamo i denti possa comportare un risparmio fino a 30 litri; chiudere l’acqua invece durante la rasatura, un risparmio fino a 20 litri.
Noi che cosa possiamo fare?
Certe azioni di risparmio spesso possono apparire quasi superflue, insignificanti, di scarso rilievo. Ma vediamo di capire se effettivamente è così.
Vediamo approfondire il significato in termini quantitativi di un eventuale intervento collettivo di questo tipo e cioè capire che cosa potremmo cambiare se ci impegnassimo tutti insieme. Se tutti insieme chiudessimo l’acqua mentre ci laviamo i denti.
Per capire che cosa può voler dire questo in termini collettivi cioè di una comunità ampia come una nazione ho fatto due conti.
Lavarsi i denti: ENEA parla di un risparmio “fino a 30 litri”, per cui ne prendiamo solo 20.
20 l in una famiglia di quattro persone significano 80 litri al giorno.
Ma se immaginiamo di lavarci i denti tre volte al giorno questo significa 240 l.
In un mese fanno 7200 litri.
In un anno 87.600 litri.
E questo solo per una famiglia.
Ora secondo dati Istat in Italia ci sono circa 26 milioni di famiglie, anche se il numero di membri per singola famiglia si va riducendo.
Immaginiamo allora, approssimando per difetto, che solo la metà siano famiglie di almeno 4 persone.
Bene, stiamo parlando di 1.138 miliardi e 800 milioni di litri di acqua in un anno.
Un miliardo 138 milioni e 800 mila metri cubi.
Parliamo di un volume corrispondente a circa 450 volte la piramide di Cheope in Egitto risparmiati solo in Italia facendo attenzione a come ci si lava i denti.
L’Italia corrisponde al 7,5 per mille circa della popolazione mondiale: estendendo il discorso (anche solo al mondo occidentale) i volumi sarebbero ancora più importanti.
Attenzione: non mi interessano i dettagli sui numeri, è chiaro che sono conti della serva, vorrei solo si capisse il senso e gli ordini di grandezza che ci sono in gioco.
Abbiamo considerato solo un’operazione di risparmio ma altrettanto si potrebbe fare ad esempio durante la rasatura, quando si sciacquano i piatti prima di metterli in lavastoviglie, piuttosto che in altri momenti della giornata.
E soprattutto, questa operazione è a costo zero.
Anzi no! E’ a risparmio!
Il risparmio economico complessivo è quello corrispondente a quei consumi: va infatti considerato il risparmio energetico (energia elettrica) legato al fatto di prelevare quell’acqua e portarla al punto di utilizzo: servono pompe di prelievo, pompe di circolazione, energia elettrica. Tutto questo chiaramente rappresenta un risparmio ulteriore: l’acqua si paga come bene fornito dalla rete acquedottistica o come energia elettrica consumata.
Ecco allora che questo esempio ci insegna una cosa estremamente importante:
sì, anche noi, tutti noi, quindi ciascuno di noi può fare la sua parte.
Ciascuno di noi deve fare la sua parte.
Quello del lavarsi i denti è solo un esempio, una piccola parte del nostro consumo.
Altre idee di risparmio di acqua
Ecco questo esempio era solo per avere un’idea ma ci sono tante altre idee di risparmio idrico che posso solamente elencare; attenzione: azioni semplici, che possono essere messe in atto da tutti senza alcuna difficoltà.
- Non stare a guardare l’acqua che scorre: in cucina, in bagno, in lavanderia, ovunque: è importante limitare l’uso ai momenti di effettiva necessità;
- il tempo della doccia, da preferire all vasca: si pensi solo che un bagno in vasca comporta un consumo pari a 100 – 160 litri d’acqua; una doccia di 5 minuti circa 70 – 90 litri; chiaro che stare tempi maggiori sotto la doccia può comportare consumi decisamente importanti;
- utilizzare lavastoviglie e lavatrice a pieno carico: evitare cioè di fare dei lavaggi con 4 piatti in croce buttiamo via acqua ma buttiamo via anche corrente elettrica e quindi buttiamo via denaro;
- utilizzare dispositivi rompigetto areato: estremamente economici, che riducono la portata di erogazione: sono dispositivi molto semplici che si attaccano al rubinetto semplicemente svitando la parte terminale, anche in questo caso lascerò qualche esempio in descrizione;
- installare sciacquoni a doppio tasto in modo da poter utilizzare una ridotta quantità d’acqua: anche in questo caso un risparmio di circa 6 litri per ogni utilizzo (2 al giorno) in una famiglia di quattro persone corrisponde all’anno in Italia, con il medesimo ragionamento, a quasi 230 miliardi di litri d’acqua risparmiati;
- controllare l’efficienza dei propri impianti e fare manutenzione evitando gocciolamenti e perdite, un particolare i rubinetti spesso possono andare incontro a questo tipo di problema: può trattarsi di guarnizioni o cartucce deteriorate e da sostituire;
- irrigare il prato nei momenti giusti, al mattino presto, non nelle ore centrali della giornata.

I rubinetti
In particolare a livello di rubinetti esistono poi anche altri dettagli che possono intervenire in modo rilevante:
- utilizzare rubinetti dotati di sensori in grado cioè di interrompere il flusso d’acqua quando si tolgono le mani: lascerò qualche esempio in descrizione;
- in generale i rubinetti con leva monocomando consentono una più veloce regolazione del flusso d’acqua evitando perdite legate appunto al tempo di regolazione della temperatura
- In modo analogo anche i rubinetti termostatici utilizzati soprattutto per le docce in cui si regola con precisione la temperatura e che anche in questo caso consentono di evitare perdite legate alla ricerca della temperatura adeguata.
Sembrano dettagli ma come ho già avuto modo di dimostrare moltiplicati su un numero consistente di utilizzatori fanno numeri importanti.
Soluzioni virtuose
Poi ci sono anche altre soluzioni, diciamo più virtuose che vale la pena comunque ricordare perché i più bravi possono decisamente prenderle in considerazione:
- Installare sistemi di raccolta per l’acqua piovana: esistono Infatti dei sistemi che consentono l’accumulo dell’acqua piovana all’interno di serbatoi per il successivo riutilizzo ad esempio con finalità di irrigazione del giardino o dell’orto; senza pensare ai sistemi più complessi esistono anche sistemi molto semplici che di fatto si collegano e raccolgono l’acqua piovana proveniente dalle gronde la raccolgono in un serbatoio per un successivo riutilizzo;
- Recuperare l’acqua dei condizionatori: come noto i condizionatori riducono l’umidità presente nell’aria e di conseguenza scaricano l’acqua prodotta che può essere così riutilizzata, anche se vanno tenute in considerazione le sue caratteristiche perché sostanzialmente è acqua di condensa quindi praticamente demineralizzata priva quindi di nutrienti; potrebbe essere riutilizzata anche per il ferro da stiro ma è importante verificare sul libretto d’uso e manutenzione se è possibile utilizzare acqua demineralizzata, non sempre è consigliato;
- Riutilizzare l’acqua di cottura della pasta ad esempio per sciacquare i piatti e anche in considerazione del fatto che è acqua già in temperatura quindi questo permette anche di risparmiare sull’energia termica, oppure l’acqua derivante dal lavaggio delle verdure.
Ma possono esserci anche misure che non comportano per noi risparmi economici ma sono a beneficio dell’ambiente:
- scegliere pavimentazioni drenanti per le superfici esterne delle nostre case per agevolare la permeabilità e la ricarica delle falde: sappiamo infatti come uno dei problemi del nostro tempo sia la cementificazione, diciamo, ossia la copertura che superfici impermeabili di grandi quantità di terreno in particolare nelle città.
Reti di distribuzione: fanno acqua da tutte le parti!
In tutto questo ragionamento di risparmio quello che fa un pochino più tristezza è il fatto che secondo dati ARERA la rete italiana di distribuzione dell’acqua perde mediamente il 41,2% dell’acqua immessa.
Sembra incredibile ma è vero: quasi la metà dell’acqua distribuita va persa.
Sembrano, o ti piace l’entità forse sono quote da terzo mondo e invece sono quote italiane.
Si pensi all’entità del risparmio possibile in termini idrici e in termini di risorse energetiche necessarie alla distribuzione.
Allora se il fatto che la rete pubblica sia in queste condizioni non sarà e non deve essere una giustificazione per non fare la nostra parte, anzi noi cittadini dobbiamo fare anche quello che le nostre istituzioni i nostri politici di vari decision-maker non fanno, però questi ultimi bisogna che si diano una mossa anche su tutti questi problemi perché non sono esattamente sciocchezzuole.
Bene finisce qui la prima parte, dedicata all’impronta ecologica ed in particolare al risparmio di acqua.
Nel prossimo articolo di questa serie parlerò di energia termica e quindi di risparmio di gas.
Cattura di CO2 | Che cosa bolle in pentola? Progetti in fase di sviluppo
Si era già parlato in un articolo dedicato di un’auto rivoluzionaria denominata Zem: Zero emission Mobility.
Un’auto, anche se per la verità si tratta di un prototipo, caratterizzata non soltanto da emissioni Zero di carbonio ma anche dalla capacità di assorbire CO2 dall’atmosfera. un’auto pensata per essere sostenibile in tutto il suo ciclo di vita dalla costruzione allo smaltimento.
Avevo però promesso di approfondire il tema della cattura di carbonio in modo più generale, ed eccomi qui.
La cattura del carbonio
In cosa consiste
Per prima cosa è importante chiarire un aspetto: si parla Infatti spesso di carbonio poi di CO2 Ma qual’è la differenza? parlare di cattura di carbonio e cattura di CO2 è la stessa cosa?
Ebbene sì: la CO2 è biossido di carbonio o anidride carbonica: una molecola cioè costituita da due atomi di ossigeno e uno di carbonio. Quando si parla di cattura di carbonio dall’atmosfera si intende cattura di CO2. Per alcuni sarà banale, per altri meno.
In che cosa consiste la cattura della CO2?
Il nome corretto è CCS dall’inglese Carbon Capture and Storage, cattura e sequestro del carbonio, oppure CCU, Carbon Capture and Use (riutilizzo).
Il carbonio deve essere prima catturato cioè intercettato al fine di evitare che finisca nell’atmosfera oppure estratto dell’atmosfera stessa.
Quindi in un secondo tempo deve essere sequestrato cioè deve essere sostanzialmente reso impossibile un suo ritorno in atmosfera.
La cattura non è sempre semplicissima e talvolta passa attraverso l’impiego di una grande quantità di risorse e anche di sostanze chimiche.
Tecniche e tecnologie differenti
Le strategie di cattura e stoccaggio o eventualmente utilizzo della CO2 possono essere classificate e differenziate in base a numerosi aspetti.
Da dove estraggo la CO2
La cattura può venire direttamente dall’atmosfera (Direct Air Capture, DAC), tramite filtrazione o processi di scrubbing dell’aria con appositi solventi.
Ma attenzione non è necessariamente così, anzi la gran parte dei progetti in fase di sviluppo è differente.
La cattura può infatti avvenire direttamente alla sorgente a livello industriale (nei processi di combustione che la producono) andando a catturare la CO2 prodotta dalla combustione attraverso processi di post-combustione (che usano solventi, sostanze chimiche per catturarla), ossicombustione (con ossigeno puro) oppure attraverso processi in cui la CO2 viene trasformata in gas prima della combustione (gassificazione).
Tecnologia o natura
Un’altra importante distinzione è il tipo di tecnologia utilizzata.
Esistono infatti strategie di cattura del carbonio a base diciamo così “biologica” e strategie invece di tipo tecnologico (impianti industriali).
La cattura può avvenire utilizzando tecniche colturali che prevedono l’impiego di essenze vegetali in grado di estrarre carbonio dall’atmosfera oppure eventualmente anche del suolo.
Oppure la cattura può essere di tipo impiantistico come quella che viene direttamente alla sorgente.
Fissa o mobile
Inoltre, i progetti principali attualmente allo studio di cattura e sequestro della CO2 fanno riferimento a 2 tipi principali di idee:
- cattura per così dire “fissa”, “stabile”, in impianti fissi: sono i progetti più importanti e diffusi;
- cattura diffusa (mobile): auto e treni in grado di catturare CO2.
Diverso destino della CO2
Un’altra suddivisione importante dei progetti di cattura del carbonio è legata al diverso destino della CO2 o del carbonio in essa contenuto:
- gas: CO2 appunto, che può essere immagazzinata nel sottosuolo o riutilizzata;
- solido: prevalentemente carbonati, composti chimici (sali) in cui il carbonio rimane allo stato solido.
Altra distinzione (già accennata) è CCS (cattura e stoccaggio) o CCU (cattura e utilizzo).
Il ruolo delle piante
Ma attenzione: la cattura della CO2 non necessariamente richiede impianti particolarmente complessi e sofisticati.
Esiste un modo molto semplice di catturare e sequestrare carbonio: un modo si potrebbe dire “vecchio come il mondo”:
piantare alberi.
Allo stato attuale pare che le piante terrestri assorbano circa il 30% delle emissioni di carbonio.
Una delle tecniche più semplici è infatti il rimboschimento: gli alberi possono essere considerati veri e propri serbatoi di carbonio.
Come mai?
La fotosintesi trasforma in zuccheri il carbonio presente nella CO2: 6CO2 [anidride carbonica] + 6H2O [acqua] + energia solare → C6H12O6 [glucosio, zucchero] + 6O2 [ossigeno].
Il carbonio, dall’atmosfera, viene quindi a far parte della struttura stessa della pianta.
Ci sono in questo senso altri interessanti progetti in corso di cui parlerò successivamente.
I progetti in corso
Non è solo teoria: in molti casi questi sistemi trovano già applicazioni funzionanti o progetti in fase di sviluppo. Vediamo questa mappa.
Come si osserva sono davvero numerosi i progetti a livello globale, ma anche in particolare negli USA e in Europa: come si può vedere andando a zoommare ci sono diversi progetti in particolare tra il Regno Unito e il nord Europa, ma anche in Italia.
E’ un progetto dell’ENI di stoccaggio, al di sotto del mare Adriatico, di 2 mln di metri cubi di CO2.
Cattura
La cattura alla fonte quindi da impianti di combustione (non dall’aria), è in fase di sviluppo da più tempo e ha il vantaggio di avere un mercato ampio e molti interessi in gioco.
Diverso è il discorso per la cattura diretta dell’atmosfera. Gli interessi sono chiaramente diversi e in più c’è una difficoltà: l’anidride carbonica in atmosfera, sebbene stia crescendo in modo estremamente pericoloso, è presente in quantità minima a differenza di un impianto di combustione che la emette in grande quantità e questo chiaramente complica le cose.
Un progetto svizzero
Climeworks è un interessante progetto svizzero di cattura della CO2 direttamente dall’atmosfera.
L’aria viene aspirata e condotta ad un filtro collocato in un apposito collettore che trattiene le particelle di anidride carbonica. Quando il filtro è completamente saturo di CO₂, il collettore viene chiuso, la temperatura è portata a circa 100°C il filtro rilascia la CO₂ che viene quindi raccolta per essere poi stoccata nel sottosuolo.
Un progetto canadese
Nell’idea della canadese Carbon Engineering l’anidride carbonica è prima concentrata per poi essere estratta da un processo chimico che la trasferisce e la sequestra all’interno di piccole sfere di carbonato di calcio solido. Il carbonato di calcio poi è sottoposto ad un processo di riscaldamento che produce nuovamente anidride carbonica, la quale viene utilizzata in combinazione con l’idrogeno per produrre un carburante ad alta efficienza.
Chiaro che bruciare questo carburante reimmette carbonio in atmosfera.
Il vantaggio è però rappresentato dal fatto che in sostanza si utilizza il carbonio già presente in atmosfera, quindi senza consumare nuove materie prime fossili è in condizioni di bilancio di carbonio nullo (Net zero, non aggiungiamo nuovo carbonio).
Stoccaggio
Vediamo alcuni progetti di sequestro o stoccaggio.
Un progetto danese
Neptune Energy è un progetto su larga scala di trasporto e stoccaggio del carbonio nel Mare del Nord olandese, con il potenziale per immagazzinare in sicurezza 120-150 milioni di tonnellate di CO2 (tra i 5 e gli 8 milioni di tonnellate di CO2 all’anno) in giacimenti di gas esauriti.
Un progetto svedese
CO2 Capsol è una società che sta sviluppando una tecnologia di cattura del carbonio da impianti di combustione basato su un processo chimico che utilizza un solvente denominato Hot Potassium Carbonate (HPC), carbonato di potassio caldo, già peraltro molto utilizzato nei processi industriali per l’estrazione della CO2. L’anidride carbonica è catturata in fase di pre-combustione e attraverso un processo di desorbimento, la CO2 viene poi estratta dall’HPC per essere liquefatta e destinata a riutilizzo o stoccaggio.
Un progetto norvegese
Northern Lights è un progetto partecipato dal governo norvegese, dalle aziende Total, Shell, Equinor, a cui ha aderito anche Microsoft, di trasporto e stoccaggio della CO2 proveniente da siti di cattura, in un serbatoio collocato 2600 metri al di sotto del fondale marino del Mare del Nord. Costituisce la parte finale (trasporto e stoccaggio) di un più ampio progetto denominato Longship che comprende anche la cattura della CO2 da impianti industriali norvegesi.
Un progetto islandese
l processo proposto dalla islandese Carbfix cattura e rimuove in modo permanente la CO2. La tecnologia fornisce una soluzione completa per la cattura e l’iniezione di carbonio, in cui la CO2 disciolta in acqua (che in qualche modo diventa “frizzante”!) viene iniettata nel sottosuolo dove reagisce con determinate formazioni rocciose per formare minerali carbonatici solidi attraverso processi naturali in circa 2 anni.
Cattura e stoccaggio “bio”: un progetto americano
Ma come ho già detto la cattura del carbonio può essere anche “bio”.
Living Carbon è una società benefit statunitense che lavora ad un progetto di cattura e stoccaggio di CO2 completamente diverso dagli altri: utilizza infatti le piante.
Non si tratta di normali essenze: lavora infatti allo sviluppo di piante geneticamente modificate, in cui in particolare è stato modificato un enzima coinvolto nella cattura di anidride carbonica nell’ambito del processo di fotosintesi (denominato rubisco), in grado quindi di catturare una grande quantità di carbonio. Circa il 50% in più di normali piante.
Lavora anche ad essenze vegetali in grado di assorbire una grande quantità di metalli pesanti dalle radici, che sono quindi utilizzabili nella bonifica di terreni contaminati.
Per ridurre i rischi legati alla diffusione di organismi geneticamente modificati, le piante modificate geneticamente non sono in grado di riprodursi e non producono polline.
Il progetto Zem
Zem è un progetto di un team di studenti della Eindhoven University of Technology, nei Paesi Bassi che lavora alla mobilità sostenibile, trasferendo le più recenti e importanti innovazioni tecnologiche in queste auto.
Zem è un’auto in grado di catturare CO2 dall’atmosfera ma è anche un progetto che mette al centro la prevenzione dell’emissione di CO2 in tutte le fasi del ciclo di vita dell’auto dalla costruzione, all’utilizzo, alla dismissione.
Perchè catturare carbonio?
Ma perché catturare il carbonio dall’atmosfera?
Come sai, il 20 novembre scorso si è chiusa la COP27, ossia la ventisettesima conferenza delle parti sul clima. Non so se sei informato sull’esito ma se ne conosci i dettagli per certi versi viene da pensare: “Non ce la faremo mai!” (DEPRESSIONE).
Ma non voglio e non posso essere pessimista: per certi versi la COP27 è stata positiva, anzi è stata addirittura una sorpresa in particolare in merito al fondo cosiddetto “Loss and damage”, ideato per il risarcimento in particolare dei paesi più poveri, vulnerabili e peraltro meno colpevoli per i danni provocati dal cambiamento climatico, di cui quantomeno è stata decisa l’istituzione.
Però purtroppo in termini di lotta al cambiamento climatico ed in particolare alla riduzione delle emissioni di carbonio è stato nuovamente un fallimento. Allora oggettivamente viene da pensare che la politica abbia davvero grosse difficoltà ad affrontare un cambiamento epocale come quello che è però ormai assolutamente necessario.
Ma in realtà, aprendo un attimo lo sguardo, si scopre che ci può essere una luce in fondo al tunnel e questa luce è la scienza, la tecnologia, che davvero potrebbe fare quello che la politica non riesce a fare.
Però attenzione! Non dobbiamo confonderci le idee: ridurre le emissioni è imprescindibile ed irrinunciabile; è una necessità urgente. L’ho mostrato in dettaglio, con i dati scientifici più autorevoli alla mano, che se non hai visto ti consiglio di vedere. L’opzione di cattura del carbonio non deve diventare un alibi per continuare ad emettere CO2 a volontà.
Per la verità l’Europa si è data obiettivi importanti e dimostra di essere il continente forse più responsabile da questo punto di vista, anche se di fatto non dovrebbero essere considerati una iniziativa di particolare eccellenza bensì una necessità:
- nel 2030, l’Europa dovrebbe aver ridotto le proprie emissioni di CO2 del 55% rispetto al 1990.
- nel 2050, l’Europa dovrebbe essere il primo continente neutrale dal punto di vista climatico.
Allora ragazzi un punto è assolutamente chiaro: c’è da farsi su le maniche. Non basta più l’impegno, la volontà, gli obiettivi, servono piani concreti e serve iniziare a lavorare su questi progetti per arrivare all’obiettivo.
Ma a giudicare dai trend in essere, dai dati storici, nonché dalle indicazioni provenienti dall’IPCC (l’ente più autorevole in materia), il mio modesto parere è che probabilmente la prevenzione non sia più sufficiente.
È necessario lavorare alla cura.
Mentre i capi di stato e chi detiene il potere politico si ritrova a Sharm El-Sheikh oggi, a Dubai il prossimo anno (COP29)e speriamo non alle Maldive la volta successiva, nonostante sforzi importanti, per carità non voglio dire che non ci siano (e mi rendo conto delle difficoltà)…nonostante tutto questo se qualcuno non inizia a prendere sul serio i problemi e a lavorarci concretamente con azioni e progetti reali sono guai.
Dubbi e problemi
Sottosuolo: una eterna pattumiera
Cattura e stoccaggio: vediamo quali possono essere i dubbi e i problemi.
Sono tutti entusiasti dei sistemi di cattura del carbonio con conseguente stoccaggio della CO2 nel sottosuolo. Io invece lo sono un po’ meno e mi chiedo: “ma siamo sicuri e sbattere tutto nel sottosuolo sia la soluzione migliore”?
Da sempre l’uomo ha questa pessima abitudine: quando ha un problema lo sbatte nel sottosuolo. Lo abbiamo visto negli anni del grande sviluppo industriale del dopoguerra quando l’attenzione all’ambiente non esisteva e qualunque cosa finiva nel sottosuolo, con le discariche con i depositi di scorie radioattive e ora si ipotizza di fare la stessa cosa con la CO2.
Siamo sicuri che sia una buona idea? La butto lì.
Problemi ambientali
In termini ambientali alcune perplessità riguardano il bilancio energetico dei processi di CCS: in particolare l’energia consumata per trasportare e iniettare la CO2 nel sottosuolo rispetto a quella ricavata dai combustibili che la generano.
I processi e le tecnologie in gioco chiaramente consumano energia e quindi nuovamente a volte combustibili fossili per il loro funzionamento, altri utilizzano sostanze chimiche.
Ma i pareri sono discordanti: chiaramente i costruttori sostengono che di fatto le tecnologie siano pulite e il bilancio sia comunque a favore di una riduzione della CO2.
Rischi
Limitatamente ai grandi sistemi di stoccaggio di CO2:
- il rilascio imprevisto di grandi quantità di CO2 in seguito ad eventi geologici
- una graduale fuoriuscita in atmosfera prolungata nel tempo a causa di “perdite” dal sottosuolo.
Costi e benefici
L’aspetto dei costi è chiaramente come sempre un aspetto cruciale.
Uno dei principali problemi della cattura di CO2 è legato alle caratteristiche della molecola stessa di anidride carbonica che è molto stabile e quindi molto difficile da scindere o fare in modo che si leghi ad altre molecole.
Si pensi un attimo alle due tecnologie: CCS e CCU. La prima ha come destinazione lo stoccaggio, la seconda l’utilizzo. Ecco, una prima considerazione potrebbe essere abbastanza banale: se infatti dobbiamo cioè catturare e stoccare la CO2 il che chiaramente comporta dei costi importanti, senza che questo porti a benefici particolari, forse diventa difficile poterne garantire una sostenibilità economica.
Potrebbe invece essere diverso il meccanismo di cattura e utilizzo o cattura di stoccaggio per un successivo utilizzo. La valorizzazione della CO2 estratta è ragionevolmente fondamentale al fine di rendere il modello economicamente sostenibile.
Un esempio è la produzione di carburanti, come nell’impianto canadese di Carbon Engineering, ma ce ne sono altri quali l’impiego di anidride carbonica per rendere effervescenti le bevande, piuttosto che per produrre fertilizzanti o addirittura per la produzione di oggetti. Sempre in una logica net zero.
Molti sono quindi ancora i dubbi su questo tipo di tecnologie, ma il problema è troppo grande per poter scartare delle opportunità: non è assolutamente il momento di buttare via nulla. Certo fondamentali saranno i prossimi anni in termini di ricerca e sviluppo anche su questo tipo di soluzioni.
Meglio prevenire che curare
VEDI P. 42 (IMMAGINE)
Questo è un grafico estratto dalla parte terza dell’ultimo report IPCC denominato AR6, di cui ho già parlato in questo articolo ed in particolare della terza parte riguardante le possibili mitigazioni al problema del cambiamento climatico.
Questo grafico evidenzia molto bene un aspetto: la vera strada da seguire è la prevenzione: dobbiamo ridurre le emissioni di carbonio alla fonte. Le rinnovabili hanno il più elevato beneficio e contemporaneamente i costi più bassi.
Quindi, se sulle tecnologie di cattura e stoccaggio ci sono dubbi, sulla necessità di spingere al massimo le fonti rinnovabili non ce ne sono.
Intro
In un’epoca in cui il cambiamento climatico è un tema prioritario per il futuro del pianeta e delle popolazioni che lo abitano, uno dei problemi più importanti è la concentrazione di CO2 nell’atmosfera quindi per farla breve, di carbonio.
Ecco allora che la ricerca sta orientando in questa direzione sforzi sempre maggiori e compaiono sempre più proposte riguardanti il tema della cattura del carbonio dall’atmosfera.
Sebbene la gran parte dei sistemi più conosciuti siano di tipo industriale, fissi in un determinato luogo e di dimensioni importanti, non esistono solo questi.
Ne esistono altri che prevedono la cattura del carbonio tra virgolette “diffusa”.
Uno di questi è Zem.
Zem | L’auto che cattura carbonio
Zem Sta per Zero Emission Mobility, mobilità a zero emissioni: è un progetto tanto rivoluzionario quanto interessante.
Zem è un auto caratterizzata non solamente da emissioni Zero, bensì addirittura in grado di catturare CO2 dall’atmosfera.
Si, hai capito bene: si mangia la CO2.
Mentre va, è in grado di ridurre la quantità di anidride carbonica presente in atmosfera.
Ma i dettagli di questo progetto li vediamo tra un attimo.
Facciamo prima un passo indietro.
La cattura del carbonio
In cosa consiste
In che cosa consiste la cattura della CO2?
Il nome corretto è CCS dall’inglese Carbon Capture and Storage, cattura e sequestro del carbonio, oppure CCU, Carbon Capture and Use (riutilizzo).
Il carbonio deve essere prima catturato cioè intercettato al fine di evitare che finisca nell’atmosfera oppure estratto dell’atmosfera stessa.
Quindi in un secondo tempo deve essere sequestrato cioè deve essere sostanzialmente reso impossibile un suo ritorno in atmosfera.
La cattura non è sempre semplicissima e talvolta passa attraverso l’impiego di una grande quantità di risorse e anche di sostanze chimiche.
Tecniche e tecnologie differenti
Le strategie di cattura e stoccaggio o eventualmente utilizzo della CO2 possono essere classificate e differenziate in base a numerosi aspetti.
Tra questi ad esempio:
- Da dove estraggo la CO2 (alla fonte o dall’atmosfera)
- il tipo di tecnica in uso;
- il destino della CO2: dove la vado a stoccare (o riutilizzare);
- se la cattura avviene tramite dispositivi fissi o mobili.
Fissa o mobile
Limitandoci a quest’ultimo punto, i progetti principali attualmente allo studio di cattura e sequestro della CO2 fanno riferimento a 2 tipi principali di idee:
- cattura per così dire “fissa”, “stabile”, in impianti fissi: sono i progetti più importanti e diffusi;
- cattura diffusa (mobile): auto e treni in grado di catturare CO2.
Non è solo teoria: in molti casi questi sistemi trovano già applicazioni funzionanti o progetti in fase di sviluppo. Uno di questi è Zem.
Il progetto Zem
Zem è un progetto di un team di studenti della Eindhoven University of Technology, nei Paesi Bassi che lavora alla mobilità sostenibile, trasferendo le più recenti e importanti innovazioni tecnologiche in queste auto.
Una delle più importanti innovazioni tecnologiche trasferita all’interno di Zem è un filtro in grado di catturare la CO2 direttamente dall’aria.
Quando l’auto si muove l’aria viene convogliata all’interno di questo sistema sviluppato dal team di progettazione che cattura e accumula la CO2.
Secondo il team di progettazione può raccogliere circa 2 kg di carbonio ogni 32.000 km circa percorsi. Per avere un riferimento, un albero maturo cattura mediamente ogni anno circa 10 – 50 kg di carbonio (studio della James Cook University di Douglas, in Australia).
Zem naturalmente è dotata di batterie al litio ed i pannelli solari sul tetto e sul cofano. La carrozzeria è stampata in 3D da plastica riciclata, che può essere quindi riutilizzata alla fine del suo ciclo di vita.
Il progetto Zem tuttavia è molto di più: interessa infatti non soltanto la cattura ma anche la prevenzione dell’emissione di CO2 in tutte le fasi del ciclo di vita dell’auto dalla costruzione, all’utilizzo, alla dismissione.
Non bisogna infatti dimenticare che sebbene un veicolo elettrico non emetta anidride carbonica durante l’uso, il suo ciclo di produzione in realtà è caratterizzato da emissione di CO2.
Questo progetto è quindi interessante non solo di per sé ma anche perché fornisce spunti innovativi e tecnologici molto interessanti a tutta l’industria del settore automotive.
Ah dimenticavo: non metterti a cercare questa auto su Quattroruote o dal tuo concessionario di fiducia, perché non è in vendita. Si tratta Infatti unicamente di un prototipo dimostrativo.
Catturare carbonio: perchè?
Quello di Zem è un progetto interessante, ma Costituisce solo la punta di un iceberg che è rappresentato dal l’universo delle tecnologie e dei processi che si stanno sviluppando alla velocità della luce nel settore della cattura del carbonio della cattura della CO2 nell’atmosfera.
Questo universo sicuramente merita di essere esplorato e lo farò con un prossimo articolo in cui andremo a scoprire diversi aspetti e rispondere a numerose domande
- quali sono le principali tecnologie esistenti e in fase di sviluppo?
- come sono classificabili?
- quali i progetti in corso?
- dove si sta lavorando a queste tecnologie?
- perchè catturare carbonio?
- quali i vantaggi, gli svantaggi…
- …e infine: nevale la pena?!?
Non perdertelo: rimani sintonizzato!



