I want Europe to become the first climate neutral continent in the world by 2050″
Ursula von der Leyen, 2019
Fit for 55 | Davanti a noi una rivoluzione
Il primo continente “climate neutral”: cosa significa?
Significa a zero emissioni di carbonio. Neutrale in relazione ai cambiamenti climatici.
“Potrebbe sembrare astratto e qualcosa di enorme. Sì, è entrambe le cose. Ma è del tutto possibile.” [Ursula von der Leyen]
2021 | Il “P – day”
Abbiamo davanti a noi una delle più grandi rivoluzioni della storia.
Se il piano Fit for 55 sarà approvato, quel giorno potrà forse essere definito una sorta di “P – Day“, dove “P” sta per “Planet”. Da quello che sarà deciso in questi anni, o forse sarebbe meglio dire in questi mesi, dipenderà con ogni probabilità il futuro del pianeta e dei suoi abitanti per i decenni a venire.
Non solo una rivoluzione possibile: una rivoluzione necessaria e urgente.
Mai come ora l’ambiente al centro
Chi scrive ha conseguito una laurea in Scienze Ambientali nel lontano 2000 e può affermare come per decenni la questione ambientale sia rimasta spesso latente nei cassetti delle più potenti scrivanie del pianeta; già oggi stiamo osservando un importante cambio di passo e per il futuro quella “Green” sarà una delle sfide più importanti e cruciali per il pianeta ma al tempo stesso aprirà immense opportunità anche per i sistemi economici.
Certo diversi settori dovranno andare incontro a importanti e non facili processi di conversione: per questo se lato policy makers serve una importante capacità e volontà di tenere la barra ferma, da parte di tutte le istituzioni servono strategie concrete di sostegno e di indirizzo, lato industry servirà volontà e capacità di vedere oltre, serviranno progetti di ricerca e sviluppo, mai più di ora ci serve capacità di innovazione.
Indubbiamente occorrono risorse.

Sostenibilità: prima di tutto nel piano stesso
L’intero progetto deve avere al centro il pianeta ma anche le persone e i sistemi economici: non è infatti certamente in gioco la contrazione bensì la conversione dei sistemi di produzione, dei trasporti, di molti aspetti che hanno a che fare con la nostra vita di tutti i giorni: “Stiamo creando un modello per una economia pulita e fiorente al tempo stesso e ciò è fattibile” [U. von der Leyen]
La vera sfida sarà anche la sostenibilità del progetto stesso in particolare nella sua declinazione sociale: non devono essere i più deboli a pagare il prezzo della transizione: questo è uno degli aspetti ai quali il piano dichiaratamente porrà la maggiore attenzione.
Non dobbiamo essere “timidi”. Oggi più che mai, ci è richiesto di essere coraggiosi e marciare decisi nella direzione intrapresa.
Questo è il decennio decisivo nella lotta contro le crisi del clima e della biodiversità
Frans Timmermans, vice presidente esecutivo del Geen Deal
Fit for 55
Bruxelles, 14 luglio 2021: la Commissione europea ha adottato un pacchetto di proposte in materia di clima, energia, politiche in materia di uso del suolo, trasporti e tassazione, atte a ridurre le emissioni nette di gas serra di almeno il 55% entro il 2030, rispetto ai livelli del 1990.

Raggiungere queste riduzioni delle emissioni nel prossimo decennio è cruciale affinché l’Europa diventi il primo continente climaticamente neutro entro il 2050 e affinché il Green Deal Europeo una realtà.
In che cosa consiste il pacchetto?
Applicazione dello scambio di emissioni a nuovi settori e un inasprimento delle l’attuale sistema di scambio di quote di emissione dell’UE;
- maggiore utilizzo di energie rinnovabili (fino al 40%);
- incremento del livello di efficienza energetica (in particolare degli edifici);
- evoluzione più rapida verso sistemi di trasporto a basse emissioni e delle infrastrutture e dei combustibili per sostenerli;
- allineamento delle politiche fiscali con gli obiettivi del Green Deal europeo;
- misure per prevenire la rilocalizzazione delle emissioni di carbonio (carbone leakage, es. trasferimento della produzione in paesi in cui i limiti alle emissioni sono meno rigorosi);
- strumenti per preservare e far crescere i nostri pozzi di carbonio naturali (es. le foreste, il suolo, gli oceani).
Si tratta di trasformare radicalmente la nostra economia e la nostra società per un futuro equo, verde e prospero.
Obiettivi ambiziosi? Certamente.
Ma, come ci ricordano sempre più di frequente gli eventi meteorici estremi, più che mai urgenti.
Even though the finish line is 30 years away, the race starts now.
Ursula von der Leyen
In bocca al lupo, Green Deal.
-> Vedi anche: Green Deal EU
Vacanza, cena, aperitivo, festa o gita: scegli sostenibile!
- Cena o aperitivo con gli amici e non hai voglia di lavare?
- Gita con la famiglia?
- Vacanza?
In qualunque caso…scegli l’opzione green!

Troppo spesso ancora oggi ambienti naturali meravigliosi, sono contaminati da residui di plastica.

Troppo spesso si tratta di bicchieri, bottiglie, bottigliette, rifiuti che derivano di oggetti di uso comune durante i pasti consumati in spiaggia.
Finalmente si volta pagina (anche per legge)
Dal 3 luglio 2021 finalmente una rivoluzione!
L’Unione Europea ha dato il via libera già dal 2019 alla direttiva 2019/904 UE (Denominata SUP, “Single Use Plastic“) finalizzata a vietare oggetti in plastica monouso quali piatti, posate, cannucce, contenitori per alimenti, ecc.
La direttiva impone inoltre:
- raccolta del 90% delle bottiglie di plastica entro il 2029;
- bottiglie in plastica con contenuto riciclato di almeno il 25% entro il 2025 e il 30% entro il 2030.
Scegli l’opzione green!
Il mercato di questi prodotti ha intrapreso già da tempo una svolta green, per cui puoi trovare numerose opzioni alternative.
Prova a dare una occhiata ad alcune proposte
Piatti
✔ Piatti bio in materie prime rinnovabili, prive di plastica, senza additivi chimici, biologicamente e completamente compostabili al 100% DIN13432.
✔ Ogni piatto rotonda è costituito da un intero foglio della palma Areca.
✔ Sono piatti robusti, impermeabili all’acqua, non deformabili, resistenti ai tagli e più stabili dei piatti di plastica e di carta convenzionali. Confezione: 25 piatti Ø 23 cm.
Bicchieri
✔ Ecologici e compostabili, i bicchieri HAAGO sono realizzati con materiali naturali al 100%, costituiti da un rapporto 70:30 di polpa di canna da zucchero e polpa di bambù.
✔ Anche la confezione è compostabile al 100%.
✔ Semplice ed eleganti: il colore neutro conferisce un aspetto semplice ed elegante, che può adattarsi a qualsiasi arredamento o colore.
✔ La fibra di canna da zucchero è anche adatta al compostaggio, contribuendo a ridurre le emissioni di C02 rispetto al tipico ritrattamento coinvolto con molti altri prodotti “riciclabili”.
Posate
✔ KIT IMBUSTATO Forchetta in legno, Coltello in legno, Salvietta in carta
✔ BIODEGRADABILITA’ al 100%. E’ possibile gettare le posate in legno compostabile insieme ai rifiuti alimentari o negli appositi mastelli dell’umido.
✔ Ogni busta è formata da 50 KIT di posate imbustate singolarmente in una bustina di carta. Composta da 1 Forchetta in legno 160mm, 1 Coltello in legno 165mm, 1 Tovagliolo carta 230x230mm
Kit “all inclusive”
Se preferisci un unico pacchetto comprensivo di tutto, esistono diverse soluzioni green. Dai una occhiata qui sotto.
Stoviglie 100% salutari e rispettose dell’ambiente. Realizzate con materiali di bagassa in fibra di canna da zucchero, coperture CPLA biodegradabili altamente resistenti, completamente riutilizzabili. Il CPLA è un materiale completamente naturale derivato dal mais che assicura la loro totale biodegradabilità e compostabilità.
50 piatti di canna da zucchero da 22,5 cm, 50 piatti ciotole di canna da zucchero da 500 ml.
Confezione da 150 posate CPLA con cucchiai, coltelli e forchette, Le posate sono riutilizzabili grazie alla loro resistenza e 50 tovaglioli riciclabili.
Prodotti realizzati in bambù di alta qualità. Il bambù rappresenta un’alternativa ecologica e sostenibile. Si sviluppa molto velocemente, non richiede l’utilizzo di fertilizzanti e si rigenera continuamente dalle proprie radici.
Sono resistenti e possono contenere carne, pesce, verdure, torte, anche in grande quantità, sono la soluzione ideale sia per i bambini che per gli adulti. Ideali per contenere cibi freddi o caldi senza scottarsi.
Ecologici, realizzati in foglia di palma, che conferisce loro una presentazione elegante e naturale.
Le stoviglie usa e getta contengono 25 piatti quadrati in foglia di palma da 20 cm, 5 piatti rotondi da 15 cm per snack, confezione da 75 posate in legno di betulla con cucchiai, coltelli e forchette. 25 bicchieri Kraft da 360 ml completamente biodegradabili con. 50 tovaglioli riciclabili. Piatti in foglia di palma di qualità e resistenza.
Si dice che il minimo battito d’ali di una farfalla sia in grado di provocare un uragano dall’altra parte del mondo.
Eric Bress, “The Butterfly Effect“, 2004
Amazzonia: un polmone in crisi
E’ notizia di questi giorni che la Foresta Amazzonica, da sempre considerata il “polmone verde” del mondo intero, ha modificato il proprio “bilancio” di carbonio. Rilascia cioè più carbonio nell’atmosfera di quanto ne riesca ad assorbire.
La notizia è comparsa su Nature [Gatti, L.V., Basso, L.S., Miller, J.B. et al. Amazonia as a carbon source linked to deforestation and climate change. Nature 595, 388–393 (2021)] ed è stata rilanciata da diverse testate giornalistiche tra le quali in particolare The Guardian, ed è consultabile a questo link.
“Effetto farfalla”
In matematica e fisica esprime sostanzialmente l’idea che piccole variazioni nelle condizioni iniziali producano grandi variazioni nel comportamento a lungo termine di un sistema.
Oggi più che mai, questa idea vale per il sistema Amazzonia, che per decenni ha svolto una essenziale funzione per l’intero pianeta. Gli effetti possono essere globali.
Amazzonia: perchè così importante
L’Amazzonia ospita la più grande foresta tropicale della Terra.
Negli ultimi decenni ha dimostrato di essere un importante ed enorme “pozzo” di carbonio, quindi della CO2 che si sta accumulando nella atmosfera. La sua attività di “pozzo di carbonio” sembra tuttavia in declino, a causa di fattori come la deforestazione e il cambiamento climatico.
E’ un problema? Certo: un grosso problema.
Basta pensare a noi stessi: il nostro apparato cardio – respiratorio funziona in modo analogo. Alle nostre cellule serve ossigeno, l’emoglobina del sangue raccoglie la CO2 prodotta dalle cellule e la trasporta fino ai polmoni, che (appunto) operano da “polmoni”, dando ossigeno: nei polmoni la CO2 viene ceduta dall’emoglobina e viene espulsa con l’espirazione, mentre al suo posto raccoglie ossigeno che porta alle cellule.
In modo analogo il nostro pianeta ha bisogno di disfarsi della CO2 e di recuperare ossigeno!
Chi è in grado di fare questo?!?
Le piante! Gli alberi. Qualunque organismo in grado di mettere in atto quel processo noto come fotosintesi, che consuma CO2 producendo ossigeno.

Lo studio e i risultati
Lo studio effettuato e pubblicato su Nature ha previsto l’esecuzione di ben 590 misurazioni di profili verticali da aereo delle concentrazioni nella bassa troposferica di anidride carbonica e monossido di carbonio in quattro siti in Amazzonia dal 2010 al 2014.
Il risultato
Le emissioni totali di carbonio sono risultate maggiori nell’Amazzonia orientale che nella parte occidentale, principalmente a causa di differenze spaziali nelle emissioni prodotte da incendi quindi anche di monossido di carbonio.
L’Amazzonia sudorientale, in particolare, agisce come una fonte netta di carbonio nell’atmosfera (flusso di carbonio totale meno emissioni da incendi) . Negli ultimi 40 anni, l’Amazzonia orientale è stata soggetta a più deforestazione, riscaldamento e stress idrico rispetto alla parte occidentale, specialmente durante la stagione secca, con il sud-est che ha registrato le tendenze più forti. Analizzando l’effetto dei cambiamenti climatici e le tendenze della deforestazione sulle emissioni di carbonio nei siti di studio è emerso come l’intensificazione della stagione secca e l’aumento della deforestazione sembrano promuovere lo stress dell’ecosistema, con il conseguente aumento degli incendi e maggiori emissioni di carbonio nell’Amazonia orientale. Questi risultati sono peraltro in linea con recenti studi che indicano un aumento della mortalità degli alberi e una riduzione della fotosintesi a seguito dei cambiamenti climatici in tutta l’Amazzonia.
Secondo gli studi effettuati, la maggior parte delle emissioni sono causate da incendi, molti dei quali deliberatamente innescati per liberare terreno agricolo. Il fenomeno innescato costituisce peraltro un circolo vizioso per cui meno alberi significano meno pioggia e temperature più elevate, rendendo la stagione secca ancora peggiore per la foresta rimanente.ù
Il punto è che non sono quindi più solo gli incendi il problema.
La foresta appare così degradata da non essere più in grado di agire da “polmone” come ha fatto sempre.
Quindi?!? Che cosa possiamo fare noi?!?
Piantare alberi.
Non possiamo intervenire direttamente sull’Amazzonia. Ma una cosa è certa: il nostro pianeta ha bisogno di alberi.
Ci servono alberi, il mondo ha bisogno di fotosintesi.
Se hai un terreno agricolo, un giardino o un piccolo spazio verde, perchè aspettare?
Ognuno di noi può dare il proprio contributo per contrastare una deriva di cui tutti inevitabilmente possiamo pagare il prezzo.
Treedom | Let’s green The planet
Se invece non hai la possibilità di farlo, lascia che sia qualcun altro a farlo per te: Treedom si occupa proprio di questo.
Dai una occhiata alla pagina web. Un contadino lo pianterà nella sua terra. Il tuo albero sarà fotografato, geolocalizzato ed avrà la sua pagina online dove seguirai la storia del progetto di cui farà parte.
La chiave di volta per il successo di tutte le iniziative presenti e future sarà quella di pensare globalmente ma agire localmente: non aspettare a fare la tua parte.
Con un piccolo sforzo anche tu puoi contribuire a piantare alberi e creare nuove foreste. Cosa aspetti?!?





